Tom Waits

Tom Waits
The greatest of all

sabato 23 aprile 2016

Prince, l’uomo che morì due volte

Prince è morto, possa il potere della New Power Generation vivere per sempre”. Recitava, in spagnolo, una voce femminile, un’operatrice telefonica che, con alcuni avvisi, telefonate e dichiarazioni, fungeva da ponte tra una canzone e l’altra nel meraviglioso disco, “The Gold Experience” uscito nel lontano 1995, una delle mille incarnazioni di quel genio di Roger Nelson, in arte Prince. Questa volta non si tratta di provocazione o gesto iconoclasta, come quello di farsi ritrarre con la scritta SLAVE sulla fronte ed incatenato per protesta contro la Warner, uccidendo il suo nome, sostituendolo con un simbolo, poi con l’acronimo TAFKAP (the artist formerly known as prince) o TORA TORA (the one real artist). Stavolta il tristo mietitore ha calato davvero la falce, in un anno funesto come il 2016, che ha visto volare via David Bowie, Lemmy, Keith Emerson e molti altri in un’ecatombe che ha ben pochi eguali nella storia del rock. Quei formidabili anni ’90 a risalire la china, a ridefinire se stesso dopo una stagione di successi irripetibile: l’oscar con “Purple Rain”, il meltin pot, il pout pourri di generi, dall’hard, al funk, al jazz, passando per il soul e la psichedelia di “Around the world in a day” e il monumentale “Sign O’ the times”, Prince era il Re Mida del pop, che trasfigurava in oro tutto ciò che toccava, come David Bowie prima di lui, il folletto monstre della chitarra, il funambolo delle tastiere, l’houdini della batteria. Performed, written, arranged and produced by Prince, era la scritta che campeggiava sul retro copertina di ogni suo disco: il one man band, il padrone della festa, una spanna avanti a tutti. Persino Miles Davis, che non era certo parco di insulti e prodigo di complimenti, lo definì il Duke Ellington degli ultimi trent’anni, vedendosi ricambiare il gesto d’affetto con un biglietto con su firmato GOD, Dio. Gli riusciva di tutto, persino mescolare Enrique Iglesias a Santana (Te amo corazon, qualcuno se la ricorda?) e glielo perdonavi, perché “Money Don’t matter 2 nite”, “Housequake”, “The morning papers”, “The cross” non le scriveva certo chiunque, ma lui, solo lui. Poteva permettersi scivoloni simili, perché di Prince è stato bello tutto, anche la merda. Un artista completo, un performer assoluto, un intrattenitore perfetto. Solo la musica gli interessava, solo la musica ha prodotto, solo la musica resterà, imperitura ed incancellabile, nelle nostre anime. Il cielo si tinge di viola, vola Victor, il tuo sacrificio non sarà vano. I got three chains of gold, they will shine forever